Disturbo ossessivo compulsivo: cos’è e quali le cause

Il disturbo ossessivo compulsivo si manifesta con pensieri, impulsi ricorrenti, immagini che provocano ansia e obbligano la persona ad attuare azioni ripetitive di carattere fattuale o mentale. Si tratta di quelle che a volte sono chiamate, in maniera non corretta, fissazioni e o manie. In quattro casi su cinque, in questo tipo di patologia i pazienti manifestano sia ossessioni sia compulsioni. Per il restante un quinto manifestano o solo ossessioni o solo compulsioni.

Le ossessioni

Le ossessioni, come facilmente intuibile, sono pensieri che si presentano in maniera martellante e ripetitiva, immagini che spaventano e a volte terrorizzano. Si tratta di amplificazioni a dismisura che piccole paure, timori, che caratterizzano la nostra giornata rendendola così però difficile a viversi, soprattutto quando ci relazioniamo con gli altri, i quali tendono a farci notare questo tipo di disturbi.

Ma solitamente noi tiriamo dritto. Magari riconosciamo queste ossessioni, sappiamo che sono un fatto irrazionale, ma non possiamo farne a meno e sovente non teniamo conto dei consigli che ci danno gli altri per superarle.

Riteniamo che il compimento di queste azioni ossessive sia comunque importante; che magari non faccia danno ad alcuno, non sapendo però che fanno danno soprattutto a noi stessi. Perché le ossessioni ci limitano spazi importanti di vita, in termini sia di tempo che di qualità.

Come esempi possiamo portare la paura dello sporco, dei germi o di talune sostanze, la paura di uccidere ogni essere vivente, anche minuscoli insetti, la paura di provocare danni economici e sé o agli altri. Oppure i disturbi ossessivi toccano la sfera sentimentale, con l’ostentazione di un irragionevole senso di gelosia.
Le ossessioni possono provocare emozioni anche intense e incontrollabili, come disgusto, colpa, paura.

Le compulsioni

Le compulsioni appartenenti alla sfera del disturbo ossessivo compulsivo, chiamate anche rituali o cerimoniali, implicano comportamenti ripetitivi, per l’appunto quasi rituali. Un giocatore di tennis che prima di battere si tocca la testa tre o quattro volte; chi si fa il segno della croce tutte le volte che sale o scende dalla macchina; chi conta di continuo le cose che sta facendo; chi legge e ripete le parole al contrario.

E c’è anche chi ha la fissazione del numero tre: si siede tre volte sul letto, posa tre volte la forchetta, si gratta per tre volte; se non facesse questa conta ossessiva, si sentirebbe fortemente a disagio, così come se facesse invece le cose due o quattro volte invece di tre. Sovente si giustificano questi comportamenti con la scaramanzia, ma in verità sono percorsi mentali molto più profondi e in qualche misura anche un pò perversi.

Di solito il disturbo compulsivo si manifesta già in giovane età, a volte sin da bambini. Colpisce intorno al 3% della popolazione, e col tempo, ma non sempre, tende anche a scomparire, o almeno a sciogliere la progressivamente la propria iniziale virulenza.

Disturbo compulsivo ossessivo da relazione

E’ una patologia in verità abbastanza ricorrente. Riguarda un’ampia tipologia di casi, come ad esempio la paura di contaminazione o il timore di far del male agli altri o a se stessi.

Il caso più tipico e più sperimentato è il disturbo ossessivo compulsivo da relazione affettive. La casistica su questo aspetto è pressoché infinita. Invero questa patologia riguarda svariati tipi di relazionalità, come ad esempio quella con figli, con insegnanti, perfino con Dio. Ma la casistica più estesa riguarda ovviamente il disturbo ossessivo compulsivo da relazione con il partner. In altri termini la gelosia eccessiva e ingiustificata.

Quella che mostra e determina insicurezza più che nei confronti degli altri, nei confronti di se stessi. E’ sostanzialmente una questione di misura. E’ una sorta di misura del senso del possesso, attuata per il tramite del rapporto col compagno o con la compagna. Quando l’amplificazione del senso del possesso dell’altro o dell’altra raggiunge e supera una certa soglia, diventa una patologia, perfettamente riconoscibile e quindi bisognosa di cure.

Oltre la soglia, c’è la continua ricerca di assicurazione sull’affetto e l’amore del partner, che passa attraverso diversi metodi di valutazione: il tempo speso con se stessi e con gli altri; il numero di telefonate fatte, confronti continui fra le caratteristiche della personalità del partner con quella di altri potenziali, e così via.

Tutto questo genera insicurezza, privazione di libertà, privazione di serenità, perdita di tempo, scarsità di concentrazione. I sintomi del disturbo ossessivo compulsivo da relazione, sono sostanzialmente riconducibili a due categorie: quelli centrati sulla relazione e quelli centrati sul partner.

Nel primo caso sono portati insistentemente alla luce interrogativi sulla relazione stessa: mi ama? Lo amo? E’ per me il rapporto giusto? E una serie infinita di altre domande che appesantiscono ingiustificatamente il rapporto.

Nel secondo caso, al centro ci sono le caratteristiche del partner, e i dubbi e le perplessità si rivolgono verso l’altro o l’altra, lasciando sostanzialmente indenni se stessi. E’ bello veramente? Sarà in gamba come dice? E’ una persona che sa far veramente uso della morale?

Ma è indubbio che le due casistiche, quella centrata sulla relazione e quella centrata sul partner, sovente si fondono e si confondono, come dimostrano anche molti studi clinici del settore.

Disturbo ossessivo compulsivo, la terapia farmacologica

Le teorie e gli approcci più accreditati, prendono in considerazione soprattutto la terapia farmacologica.

Anche se sovente la cura cognitivo-comportamentale è consigliata in associazione ai farmaci, in generale si consiglia di non prescindere dall’uso di adeguati farmaci. Naturalmente tutto ciò è legato all’entità della patologia presa in analisi, operando una valutazione corretta sui riverberi che la patologia stessa ha o potenzialmente avrà nella vita intima e relazionale del paziente preso in esame. Si tratta in buona sostanza di disturbi d’ansia, e l’ansia, quando è poca o controllabile, va bene e fa bene; quando è eccessiva e ingiustificata, no.

I farmaci presi inconsiderazione riguardano generalmente l’aspetto del potenziamento del livello di serotonina nel nostro corpo. La clomipramina è uno di questi. Più di recente si sono considerati farmaci come i serotoninergici, meglio tollerati.

Si tenga conto pure del fatto che, insieme ai farmaci, un efficace metodo di produzione della serotonina è anche lo sport, il movimento del corpo in tutte le sue declinazioni, ma specialmente la corsa o le camminate, meglio se all’aria aperta.

Né va comunque sottovalutata, come dicevamo, anche la terapia integrata, con un sapiente approccio psicoterapeutico alla questione. Ci si deve affidare in questi casi, come in molti altri, a esperti del settore che abbiano contezza non solo di quale tipo di patologia siamo portatori, ma che siano in grado soprattutto di indirizzarci verso le cure più appropriate, sia di carattere farmacologico che più propriamente psicoterapeutico.

La dottoressa Monia Ferretti, psicologo San Benedetto Del Tronto con anni di esperienza, è in grado di supportare perfettamente tutti questi casi, aiutando, seguendo, indirizzando il paziente verso le soluzioni migliori e più efficaci. Se necessario, oltre che presso i propri studi, anche online, come viene riportato esaurientemente sul suo sito web ufficiale.